Lista dei 200 fattori di ranking di Google conosciuti

lista fattori di ranking di google

Quando Google deve decidere se e come posizionare un contenuto tra i suoi risultati di ricerca tiene in considerazione alcuni parametri che vengono appunto definiti fattori di ranking.

Conoscere questi fattori di ranking, quindi, significa avere maggiori possibilità che i nostri contenuti riescano a ottenere una buona posizione tra le SERP dei motori di ricerca.

Il problema, però, è che la SEO non è una scienza esatta e nessuno conosce veramente tutti i fattori di ranking che Google considera.

Questo significa che degli oltre 200 fattori di ranking di Google di cui siamo a conoscenza, alcuni sono stati confermati da Google, altri sono i risultati di test SEO e altri ancora sono semplici speculazioni.

In questo articolo vediamo quindi tutti i fattori di ranking noti, in che modo vengono categorizzati, quali sono stati confermati e quali sono invece semplici supposizioni.

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Cosa sono i fattori di ranking di Google

I fattori di ranking sono dei criteri che vengono applicati da Google e da altri motori di ricerca per valutare i contenuti presenti sul web e decidere qual è l’ordine più pertinente secondo cui mostrarli tra i risultati di ricerca di una certa query.

I motori di ricerca funzionano in 3 step:

  • Scansione (crawling), attraverso la quale i bot scansionano la rete alla ricerca di pagine e link
  • Indicizzazione (indexing), ossia i bot inseriscono le informazioni trovate all’interno dei propri indici
  • Posizionamento (ranking), cioè la scelta di Google (o degli altri motori di ricerca) delle pagine più rilevanti per ogni argomento e la loro organizzazione sulla SERP.

Per capire meglio questo concetto abbiamo visto che il modo migliore è di immaginare il web come un’enorme ragnatela, dove ci sono tanti siti web collegati tra loro tramite dei link.

E poi pensare che su questa ragnatela arrivano dei ragnetti, dei bot chiamati appunto spider (o crawler), che iniziano a scansionare ogni sito, pagina per pagina, seguendo i link per connettersi ad altre pagine e ad altri siti web.

Gli spider, poi, raccolgono tutte le informazioni che hanno trovato nel loro percorso (pagine web, documenti, PDF, immagini, video, GIF e così via).

Questo processo viene chiamato scansione o crawling.

Tutte le informazioni raccolte vengono poi inserite all’interno di un indice, un nuovo ed enorme database che permette un’archiviazione dei dati migliore e più veloce rispetto al passato.

Gli algoritmi dei motori di ricerca, come Google, leggono poi questi indici e attraverso alcuni fattori, chiamati fattori di ranking, stabiliscono in quali posizioni dei risultati di ricerca devono apparire le pagine scansionate.

Quando un utente digita una query nella barra di ricerca di Google, il motore di ricerca utilizza i suoi algoritmi per cercare all’interno del proprio indice tutti i risultati pertinenti per quella query e li restituisce mostrandoli ordinandoli dal più pertinente al meno pertinente.

Questo ordinamento dei risultati di ricerca per pertinenza è noto come ranking. In generale, puoi presumere che più alto è il ranking di un sito web, più il motore di ricerca ritiene che il sito sia pertinente alla query cercata.

Questo venne spiegato anche nel 2018 da Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, che durante l’audizione al Congresso degli Stati Uniti rispose proprio con questi termini a chi si era interrogato sul celebre caso del “perché se si cerca idiot su Google appaiono le immagini di D. Trump“.

Ottimizzare il nostro sito web in ottica SEO significa quindi modellarlo in base ai fattori di ranking di Google così da “convincere” gli algoritmi che il nostro sito web, le nostre pagine e i nostri contenuti meritano un posto più alto nella SERP perché più completi, più pertinenti e più autorevoli degli altri.

I fattori di ranking sono suddivisi nelle seguenti categorie:

  • Fattori di ranking che riguardano il dominio
  • Fattori di ranking a livello di pagina
  • Fattori di ranking a livello di sito
  • Fattori di ranking che riguardano i backlink
  • Fattori di ranking che riguardano le interazioni degli utenti
  • Regole speciali dell’algoritmo di Google
  • Segnali del brand
  • Fattori di spam

Detto questo, andiamo quindi a vedere quindi quali sono i fattori di ranking attualmente conosciuti.

Fattori di ranking che riguardano il dominio

1. Età del dominio:  molti SEO credono che Google si fidi maggiormente dei domini più vecchi. Tuttavia, John Mueller di Google ha affermato che l’età del dominio non influisce sul posizionamento

2. La parola chiave appare nel dominio di primo livello: alcuni sostengono che avere la parola chiave nel proprio dominio possa aiutare il posizionamento. Altri invece affermano che il nome di dominio non abbia effetti sul posizionamento

3. Durata della registrazione del dominio: Google afferma che

“I domini legittimi vengono spesso pagati con diversi anni di anticipo, mentre i domini doorway (illegittimi) vengono utilizzati raramente per più di un anno. Pertanto, la data di scadenza di un dominio può essere utilizzata come fattore di previsione della legittimità di un dominio”.

4. Parola chiave nel sottodominio: il gruppo di esperti di Moz concorda che la presenza di una parola chiave nel sottodominio possa migliorare il ranking

fattore di ranking parola chiave nel sottodominio

5. Cronologia del dominio: un sito con una proprietà volatile o un sito penalizzato può causare problemi anche al nuovo proprietario

6. WhoIs pubblico e privato: le informazioni WhoIs private possono essere un segno di “qualcosa da nascondere”

7. Proprietario WhoIs penalizzato: se Google identifica una determinata persona come spammer, altri siti di proprietà di quella persona possono subire variazioni

8. Estensione TLD Paese: avere un dominio di primo livello con estensione del proprio Stato (.it, .fr, .de…) potrebbe aiutare il sito a posizionarsi in quello specifico Paese a potrebbe avere difficoltà a posizionarsi in altri Stati

9. Corrispondenza esatta della keyword. L’exact match domain, ossia la corrispondenza precisa tra il nome del dominio e la keyword per la quale ci vogliamo posizionare, potrebbe avere un peso sul posizionamento

Fattori di ranking che riguardano la pagina

10. Keyword nel tag title: sebbene non sia più così importante come una volta, il title tag rimane ancora un importante segnale SEO

fattori di ranking keyword nel tag title

11. Il title tag inizia con la parola chiave : Secondo Moz, i title tag che iniziano con una parola chiave sono più efficaci rispetto ai title dove la keyword appare invece alla fine

12. Parola chiave nella metadescription: Nonostante Google non prenda in considerazione la metadescrizione, questa se è ottimizzata può attirare maggiori click, che vanno a influire sul ranking

13. La keyword appare nel titolo H1: i titoli H1 vengono utilizzati come segnale di pertinenza secondario. Ecco i risultati di uno studio:

fattori di ranking keyword nel titolo

14. Keyword Density: un’alta densità della parola chiave all’interno del contenuto potrebbe essere un modo per aiutare Google a capire di cosa tratta un testo. Se la densità è troppo alta però si può cadere in keyword stuffing e l’articolo viene penalizzato

15. Lunghezza del contenuto: diversi studi sembrano confermare che i contenuti lunghi (+1.400 parole) tendono a posizionarsi meglio

fattori di ranking lunghezza contenuto

16. Indice dei contenuti: l’utilizzo di un sommario può aiutare Google sia a comprendere meglio il contenuto della tua pagina sia a inserire dei sitelink nei risultati di ricerca di Google

fattori di ranking indice dei contenuti

17. Utilizzo di keyword LSI nel contenuto: le keyword LSI sono parole chiave legate semanticamente alla keyword principale e permettono di comprendere le parole dal contesto in cui si trovano. È quello, ad esempio, che permette a Google di capire se stai cercando “Apple” inteso come mela oppure inteso come azienda

18. Parole chiave LSI nei metadati: le keyword LSI potrebbero aiutare il ranking se posizionate anche nei metadati, come metatitle e metadescription

19. Approfondimento dell’argomento: se l’argomento è molto specifico e approfondito ha maggiori possibilità di posizionamento rispetto a un articolo che tratta un argomento in modo superficiale

fattori di ranking approfondimenti del contenuto

20. Velocità di caricamento della pagina tramite HTML: sia Google che Bing utilizzano la velocità della pagina come fattore di ranking. Google ora utilizza i dati utente effettivi di Chrome per valutare la velocità di caricamento.

Puoi misurare la velocità di caricamento sul tuo sito dal PageSpeed Insight di Google.

fattori di ranking velocità di caricamento

21. Utilizzo di AMP: sebbene non sia un fattore di ranking di Google diretto, AMP potrebbe essere un requisito per classificarsi nella versione mobile di Google News. Molti SEO però affermano anche che AMP potrebbe danneggiare il posizionamento

22. Entity Match: Nell’accezione del motore di ricerca, le entità (entity) sono un elenco di elementi associati al Knowledge Graph di Google che formano i nodi del grafo e che descrivono persone, luoghi e cose del mondo reale, consentendo di rendere più approfondita la ricerca dell’utente. Quando il contenuto di una pagina corrisponde esattamente alla entità cercata dall’utente, la pagina può beneficiare di un miglioramento del ranking per quella parola chiave

23. Google Hummingbird: Grazie a Hummingbird, un aggiornamento dell’algoritmo effettuato nel 2013, Google ha “imparato a leggere i testi”, comprendendo l’argomento di una pagina oltre alle keyword presenti nel testo e interpretando in modo sempre più efficacemente il search intent di una query di ricerca

24. Contenuto duplicato: un contenuto identico sullo stesso sito, anche se viene leggermente modificato, può influenzare negativamente il posizionamento

25. Rel=Canonical: se usato correttamente, l’uso di questo tag può impedire a Google di penalizzare il tuo sito per contenuti duplicati

26. Ottimizzazione delle immagini: le immagini inviano ai motori di ricerca importanti segnali di pertinenza attraverso il nome del file, l’alternative text, il titolo, la descrizione e la didascalia

27. Aggiornamento dei contenuti: Google Caffeine favorisce i contenuti pubblicati o aggiornati di recente, in particolare per le ricerche che richiedono tempo

28. Tipologia di aggiornamento dei contenuti: il tipo di modifiche e di aggiornamenti che vengono effettuati su un contenuto può migliorare il posizionamento. Aggiungere o rimuovere intere sezioni è più significativo che cambiare l’ordine di alcune parole o correggere un errore di battitura

29. Aggiornamenti della pagina: anche la frequenza degli aggiornamenti delle pagine gioca un ruolo importante

30. Prominenza delle parole chiave: la presenza di una parola chiave nelle prime 100 parole del contenuto di una pagina è strettamente correlata a un posizionamento in prima pagina di Google

31. Parola chiave nei tag H2, H3: La keyword presente nei sottotitoli H2 o H3 può essere un altro segnale di pertinenza

32. Qualità dei link in uscita: molti studi dimostrano che linkare siti autorevoli aiuti a inviare segnali di fiducia a Google

33. Argomento dei link in uscita: con l’algoritmo Hilltop, Google può capire l’argomento dei tuoi contenuti in base ai link esterni contenuti nel testo

34. Grammatica e ortografia: la grammatica e l’ortografia corrette sono un segnale di qualità, anche se Cutts ha fornito informazioni contrastanti sul fatto che siano davvero rilevanti

35. Contenuti originali: Se il contenuto viene copiato (anche con modifiche!) da un’altra pagina, potrebbe non comparire nei risultati di ricerca. Altri studi però dimostrerebbero che se Google non capisce quale contenuto copia l’altro quindi potrebbe penalizzare anche il sito che è stato copiato

36. Ottimizzazione per i dispositivi mobili: spesso chiamato Mobilegeddon, questo aggiornamento ha premiato le pagine ottimizzate per i dispositivi mobili

37. Usabilità mobile: i siti web ottimizzati per i dispositivi mobile possono avere un vantaggio nel “Mobile-First Index” di Google

38. Contenuti “nascosti” su dispositivi mobili: i contenuti nascosti sui dispositivi mobili potrebbero non essere indicizzati rispetto ai contenuti completamente visibili

39. Contenuti supplementari utili: secondo un documento sulle linee guida di Google reso pubblico, i contenuti supplementari utili sono un indicatore della qualità di una pagina – e quindi del ranking. Esempi includono convertitori di valuta, calcolatori di interessi di prestito e ricette interattive

40. Contenuto nascosto dietro le schede: gli utenti devono fare clic su una scheda per rivelare parte del contenuto della tua pagina? In tal caso, Google ha affermato che questo contenuto potrebbe non essere indicizzato

41. Numero di link in uscita: troppi link dofollow in uscita possono far perdere PageRank e danneggiare il posizionamento di quella pagina

42. Multimedia: immagini, video e altri elementi multimediali possono essere un segnale di qualità del contenuto

43. Numero di backlink interni: il numero di backlink interni su una pagina indica la sua importanza rispetto ad altre pagine del sito

44. Qualità dei backlink: i backlink da pagine autorevoli hanno maggiore impatto rispetto a quelli provenienti da pagine senza PageRank o con un PageRank basso

45. Collegamenti interrotti: avere troppi collegamenti interrotti può essere un segno di un sito trascurato o abbandonato

46. ​​Comprensibilità del testo: alcuni studi dimostrano che testi più comprensibili, formati da frasi semplici e chiare, tendono a posizionarsi meglio

47. Link di affiliazione: i link di affiliazione stessi probabilmente non danneggeranno le tue classifiche ma troppi link di affiliazione potrebbero attrarre l’attenzione di Google per cercare altri segnali di qualità

48. Errori HTML/convalida W3C: molti errori HTML possono essere un segno di un sito di scarsa qualità. Sebbene controverso, molti in SEO pensano che una pagina ben codificata sia un segnale di qualità

49. Autorità di dominio: a parità di condizioni, una pagina su un dominio autorevole si classificherà più in alto di una pagina su un dominio con meno autorità

50. PageRank: pagine con autorità alta tendono a superare le pagine con meno autorità

51. Lunghezza URL: URL eccessivamente lunghi possono danneggiare la visibilità di una pagina sui motori di ricerca. Diversi studi sembrano infatti confermare che URL brevi tendono a posizionarsi meglio:

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52. Percorso URL: una pagina più vicina alla homepage può ottenere un punteggio di Page Authority maggiore rispetto a pagine più distanti

53. Editor umani: sebbene non sia mai stato confermato, un vecchio brevetto Google risalente al 2000 ma ancora valido dice che le opinioni di supporto da parte di editor umani potrebbero influenzare il posizionamento su Google Search

54. Categoria: la categoria in cui appare la pagina è un segnale di pertinenza. Una pagina che fa parte di una categoria strettamente correlata può ottenere un aumento di pertinenza rispetto a una pagina archiviata in una categoria non correlata

55. Parola chiave nell’URL: sembra che sia un altro segnale di pertinenza

56. Categorie nell’URL: le categorie inserite dell’URL vengono lette da Google e possono fornire un segnale tematico sull’argomento di una pagina. Quindi, se vuoi mostrare la categoria nell’URL, prediligi il nome della categoria a un più generico /categoria/ o /category/

57. Riferimenti e fonti: citare riferimenti e fonti, come fanno i documenti di ricerca, può essere un segno di qualità. Tuttavia, Google ha negato che sia un segnale di ranking

58. Punti elenco ed elenchi numerati: I punti elenco e gli elenchi numerati aiutano a suddividere il contenuto per i lettori, rendendoli più facili da usare

59. Priorità della pagina nella Sitemap: la priorità assegnata a una pagina tramite il file sitemap.xml può influenzare il ranking

60. Troppi link in uscita: troppi link in uscita possono danneggiare il ranking

61. Segnali UX da altre parole chiave: Se la pagina si classifica per diverse altre parole chiave, potrebbe dare a Google un segno interno di qualità

62. Età della pagina: sebbene Google preferisca contenuti nuovi, una vecchia pagina che viene regolarmente aggiornata potrebbe posizionarsi meglio di una pagina nuova

63. Layout intuitivo: l’architettura del sito è importantissima per il posizionamento. Un layout intuitivo facilità questo aspetto

64. Domini parcheggiati un aggiornamento di Google nel dicembre 2011 ha ridotto la visibilità di ricerca dei domini parcheggiati

65. Contenuti utili: alcuni studi sembrano dimostrare che Google possa distinguere tra contenuti di qualità e contenuti utili.

Fattori di ranking che riguardano il sito

66. Il contenuto fornisce valore e approfondimenti unici: Google ha dichiarato di penalizzare i siti che non portano nulla di nuovo o di utile

67. Pagina contatti: il Documento sulla qualità di Google afferma che vengono prediletti i siti con una “quantità adeguata di informazioni di contatto”. È anche importante che le informazioni di contatti sulla tua pagina contatti corrispondano anche alle tue informazioni su WhoIs.

68. Domain Trust/TrustRank: molti SEO credono che “TrustRank” sia un fattore di ranking estremamente importante. E un brevetto di Google intitolato “Search result ranking based on trust“, sembra confermarlo

69. Architettura del sito: un’architettura del sito ben strutturata come quella spiegata in Blog Academy aiuta Google a organizzare tematicamente i tuoi contenuti e può anche aiutare Googlebot ad accedere e indicizzare tutte le pagine del tuo sito

70. Aggiornamenti del sito: molti SEO ritengono che gli aggiornamenti del sito web, e soprattutto quando vengono aggiunti nuovi contenuti, siano un fattore rilevante, nonostante Google abbia negato di utilizzare la frequenza di pubblicazione nel loro algoritmo

71. Presenza di Sitemap: una Sitemap aiuta i motori di ricerca a indicizzare le tue pagine in modo più semplice e completo, migliorando la visibilità. Tuttavia, Google ha recentemente affermato che le sitemap HTML non sono rilvanti per la SEO

72. Tempo di attività del sito: molti tempi di inattività dovuti alla manutenzione del sito o a problemi del server possono danneggiare le tue classifiche e, se non corretti, possono anche comportare la deindicizzazione

73. Posizione del server: la posizione del tuo server influenza il posizionamento del tuo sito in diverse aree geografiche

74. Certificato SSL: Google ha confermato che utilizza HTTPS come segnale di ranking

fattori di ranking certificato ssl-min

75. EAT: acronimo di Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness (Competenza, Autorevolezza, Affidabilità), Google potrebbe dare un vantaggio ai siti con alti livelli di EAT

76. Metainformazioni duplicate sul sito: le metainformazioni duplicate nel tuo sito possono ridurre tutta la visibilità della tua pagina

77. Breadcrumb: l’utilizzo dei breadcrumb rende il sito user-friendly e aiuta gli utenti e i motori di ricerca a sapere dove si trovano

78. Ottimizzazione per dispositivi mobili: Google tende a penalizzare i siti web che non sono mobile friendly

79. YouTube: i video di YouTube ricevono un trattamento preferenziale nelle SERP, probabilmente perché YouTube è un’azienda di Google

80. Usabilità del sito: un sito difficile da usare o da navigare può danneggiare il tuo posizionamento

81. Utilizzo di Google Analytics e Google Search Console: alcuni pensano che avere questi due programmi installati sul tuo sito possa migliorare l’indicizzazione della tua pagina. Google ha però negato

82. Recensioni degli utenti/reputazione del sito: la reputazione di un sito su siti come Yelp.com gioca un ruolo importante nell’algoritmo di Google

83. Core Web Vitals: dalla loro introduzione, i Core Web Vitals sono diventati fondamentali per ottenere un buon posizionamento

84. Pagine Privacy e Termini del servizio: inserire la pagina con le condizioni e i termini del servizio e quella della privacy permette di incrementare l’affidabilità del sito sia verso gli utenti che verso i motori di ricerca.

Fattori di ranking che riguardano i backlink

85. Età dei domini da cui si ottengono backlink: i backlink da domini più vecchi possono essere più potenti di quelli provenienti da domini appena creati

86. Numero di domini da cui proviene un backlink: il numero di domini da cui otteniamo un backlink è uno dei fattori di ranking più importanti nell’algoritmo di Google.

87. Numero di backlink di IP di C-Class diversi: avere backlink da indirizzi IP di C-Class può aiutare il ranking

88. Numero di pagine da cui proviene un backlink: il numero totale di pagine da cui proviene un backlink, anche dallo stesso dominio, può influire sul posizionamento

89. Backlink Anchor Text: Anche l’anchor text del backlink ha un peso. Un anchor pertinente alla pagina linkata, ad esempio, aiuta il ranking più di un anchor “clicca qua”

90. Link nel tag Alt delle immagini. Inserire un tag Alt nelle immagini con link a una risorsa può essere un elemento positivo per il ranking perché viene interpretato come anchor text dai motori di ricerca.

91. Collegamenti da domini .edu o .gov: nonostante un backlink da un sito istituzionale (come ad esempio .gov o .edu) non sia più rilevante ai fini del posizionamento, rimane un segnale di affidabilità importante

92. Autorità della pagina da cui proviene il backlink: l’autorità della pagina da cui proviene il backlink (PageRank) è un fattore di ranking estremamente importante

93. Autorità del dominio da cui proviene il backlink: anche la domain authority da cui proviene il backlink può essere importante ai fini del posizionamento

fattori di ranking domain authority

94. Collegamenti da siti web “attesi”: alcuni SEO sostengono che il posizionamento potrebbe subire variazioni se ottieni un backlink da un sito noto della tua nicchia

95. Collegamenti da Bad Neighborhoods: i collegamenti dai cosiddetti Bad Neighborhoods, ossia siti di bassa qualità, scadenti, poco raccomandabili, già penalizzati e identificabili facilmente come spammer, possono danneggiare i tuoi sforzi SEO

96. Guest post: sebbene i backlink provenienti dai guest post continuino a essere importanti, è anche vero che i backlink ottenuti da tanti siti e soprattutto da siti non pertinenti potrebbero danneggiare il tuo posizionamento

97. Link da annunci: secondo Google, i backlink da annunci dovrebbero essere nofollow oppure utilizzare l’attributo rel=sponsored. Tuttavia, è probabile che Google sia in grado di identificare e filtrare questi link

98. Link dalla homepage: i link dalla homepage hanno un peso maggiore rispetto ad altri link

99. Link nofollow: questo è uno degli argomenti più controversi. Qualcuno dice che non contano niente ai fini del posizionamento, altri sostengono che sono comunque importanti

100. Varietà dei backlink: avere una percentuale alta di backlink provenienti da un’unica fonte, ad esempio forum o commenti sui blog, può essere considerato come un segno di spam

101. Tag Sponsorizzati o UGC: I link etichettati come rel=sponsored o rel=UGC sono trattati in modo diverso dai normali link follow o nofollow.

102. Link contestuali: i link incorporati all’interno di un contenuto sono considerati più rilevanti dei link inseriti in una pagina vuota o inseriti in altri punti della pagina (chiamati sitewide link), come il footer o la sidebar

103. Reindirizzamenti 301 eccessivi alla pagina: i backlink provenienti da reindirizzamenti 301 diluiscono parte del PageRank

104. Anchor text di un link interno: l’anchor text di un link interno è un altro segnale di pertinenza. I link interni hanno comunque un peso minore rispetto ai backlink provenienti da altri siti

105. Link da siti reali. Google probabilmente riconosce i backlink ottenuti da siti reali da quelli che invece arrivano da fake blog o blog network (i cosiddetti splogs)

106. Estensione del dominio di riferimento: ottenere backlink da siti con estensioni di dominio di primo livello specifiche per Paese (.de, .it, .co.uk) può aiutarti a classificarti meglio in quello Stato

107. Posizione del link: i link all’inizio di un contenuto possono avere un peso leggermente maggiore rispetto ai link posti alla fine del contenuto. Alcuni SEO sostengono invece che i link più forti sono quelli all’inizio e alla fine di un contenuto mentre quelli più deboli sono quelli contenuti al centro

108. Velocità dei link positiva. I siti che hanno una buona velocità di link (link velocity, intesa come capacità a ottenere più link in ingresso di quelli persi) possono classificarsi meglio in SERP

fattori di ranking velocità link positiva

109. Velocità di collegamento negativa: D’altra parte, una velocità di collegamento negativa può ridurre significativamente le classifiche in quanto è un segnale di diminuzione della popolarità.

110. Pertinenza del dominio: un link da un sito di una nicchia simile è significativamente più potente di un link da un sito completamente non correlato

111. Rilevanza a livello di pagina: anche un link da una pagina rilevante passa più valore

112. Keyword nel titolo: Google apprezza di più i link dalle pagine che contengono la parola chiave della tua pagina nel titolo

113. Link sponsorizzati e termini simili. Un link contenuto in un articolo segnalato come “articolo sponsorizzato” o con termini simili, che denota quindi un accordo dietro il link, potrebbe perdere valore in termini di forza per il ranking

114. Link da pagine “Hub”: l’algoritmo Hilltop suggerisce che l’ottenimento di backlink da pagine considerate risorse (o hub) principali su un determinato argomento riceve un trattamento speciale

115. Link da siti di autorità: un collegamento da un sito considerato un “sito di autorità” probabilmente trasmette più juice di un collegamento da un sito piccolo e relativamente sconosciuto

116. Backlink da Wikipedia: sebbene i link di Wikipedia siano nofollow, molti test sostengono che ottenere un backlink da Wikipedia aumenta fiducia e autorità agli occhi dei motori di ricerca. Google ha però negato questo punto

117. Co-occorrenze: le parole che tendono ad apparire intorno ai tuoi backlink aiutano a far capire a Google di cosa tratta quella pagina

118. Età dei backlink: secondo un brevetto di Google, i link più vecchi hanno più potere di posizionamento rispetto ai backlink appena creati

119. Numero delle parole. Un link inviato da una pagina con contenuti da mille parole ha generalmente un valore maggiore rispetto a un link inserito in un articolo di 25 parole

120. Link naturali: un sito che riceve link naturali si classificherà molto bene e sarà più resistente agli aggiornamenti rispetto a uno che ha chiaramente utilizzato strategie black hat per creare collegamenti.

121. Collegamenti reciproci: Google scoraggia gli scambi di link reciproci tra due siti apertamente finalizzati ad aumentare il PageRank in modo innaturale

122. Link da contenuti generati dagli utenti: Google può identificare gli UGC (user generated content, i contenuti realizzati dagli utenti) rispetto ai contenuti pubblicati dall’effettivo proprietario del sito. Ad esempio, sanno che un collegamento dal blog ufficiale di WordPress.com è diverso da un collegamento da ilmiosito.wordpress.com

123. Link da 301: i backlink da reindirizzamenti 301 hanno meno peso di un backlink diretto. Tuttavia, Matt Cutts afferma che i 301 sono simili ai collegamenti diretti

124. Utilizzo di Schema.org: le pagine che supportano i microformati hanno un migliore posizionamento rispetto a chi non li usa

125. TrustRank del sito da cui proviene il link: l’affidabilità del sito che ti linka determina quanto TrustRank ti viene trasmesso

126. Numero di link in uscita sulla pagina: il PageRank è finito. Un link su una pagina con centinaia di link esterni porta meno PageRank di una pagina con pochi link in uscita

127. Link dai forum: dal momento che sono stati utilizzati tantissimo per fare spam, Google può penalizzarti se hai troppi backlink provenienti dai forum

128. Qualità del contenuto del backlink: i collegamenti da contenuti scritti in modo inadeguato o inventati non hanno tanto valore quanto i collegamenti da contenuti ben scritti.

129. Collegamenti a tutto il sito: Matt Cutts ha confermato che i collegamenti a tutto il sito sono “compressi” per essere contati come un collegamento singolo.

130. Collegamenti da competitor: i collegamenti da altre pagine che si classificano nella stessa SERP sono più preziosi per la classifica di una pagina per quella particolare parola chiave

Fattori di ranking che riguardano le interazioni degli utenti

131. RankBrain: RankBrain è l’algoritmo AI di Google. Molti credono che il suo scopo principale sia misurare il modo in cui gli utenti interagiscono con i risultati della ricerca (e classificare i risultati di conseguenza)

132. Percentuale di clic organici per una parola chiave: secondo Google, le pagine che ottengono CTR più alti possono ottenere un miglioramento in SERP per quella particolare keyword

133. CTR organico per tutte le parole chiave: il CTR organico di un sito per tutte le parole chiave per cui si classifica può essere considerato come un segnale di qualità

134. Frequenza di rimbalzo: non tutti in SEO concordano sulla frequenza di rimbalzo ma potrebbe essere un fattore con cui Google giudica un contenuto di qualità. Inoltre, un ampio studio di SEMRush ha trovato una correlazione tra la frequenza di rimbalzo e la SERP di Google

fattori di ranking frequenza di rimbalzo

135. Traffico diretto: è stato confermato che Google utilizza i dati di Google Chrome per determinare quante persone visitano il sito e con quale frequenza. I siti con molto traffico diretto sono probabilmente siti di qualità superiore rispetto ai siti che ottengono pochissimo traffico diretto.

136. Traffico di ritorno: i siti con visitatori abituali possono ottenere un aumento del ranking di Google

137. Pogosticking: il pogosticking una tipologia specifica di rimbalzo particolarmente negativa: si tratta del comportamento di un utente che atterra su un sito posizionato in SERP ma abbandona subito la pagina e torna alla pagina dei risultati di Google per consultare gli altri risultati della SERP. Viene considerato un segnale di traffico di scarsa qualità e potrebbe causare perdite di posizionamento per quelle keyword

138. Siti bloccati: Google ha interrotto questa funzione, tuttavia Panda l’ha utilizzato in passato come segnale di qualità. Quindi Google potrebbe ancora utilizzarne una variante

139. Segnalibri di Chrome: sappiamo che Google raccoglie i dati sull’utilizzo del browser Chrome. Le pagine che vengono aggiunte ai segnalibri in Chrome potrebbero ottenere un miglior posizionamento

140. Numero di commenti: molti commenti possono essere un segnale di interazione e qualità e potrebbero migliorare il ranking della pagina

141. Dwell Time: il tempo di permanenza di un utente sulla tua pagina è estremamente importante. Più tempo ci rimangono prima di uscire, meglio è.

Regole speciali dell’algoritmo di Google

142. La freschezza della query. La query merita freschezza, secondo gli analisti: per alcune ricerche, Google potrebbe privilegiare le pagine e i contenuti nuovi rispetto a quelli più datati.

143. Query ambigue: Per le query ambigue, Google potrebbe preferire una soluzione intermedia, proponendo una SERP mista in cui sono presenti pagine che rispondono ai diversi significati dei termini

144. Cronologia di navigazione degli utenti: non tutti gli utenti vedono gli stessi risultati di ricerca. I siti Web che visiti più frequentemente vengono posizionati più in alto nella tua SERP. Questo risultato potrebbe cambiare se accedi con un altro account, un altro IP o da una finestra in anonimo

145. Cronologia ricerche utente: la catena di ricerca influenza i risultati di ricerca per ricerche successive . Ad esempio, se cerchi “recensioni” e poi “tostapane”, è più probabile che Google posizioni i siti di recensioni di tostapane più in alto nelle SERP

146. Snippet in primo piano: secondo uno studio di Semrush, Google sceglie il contenuto degli Snippet in primo piano in base a una combinazione di lunghezza del contenuto, formattazione, autorità della pagina e utilizzo di HTTP

147. Targeting geografico: Google privilegia i siti con un IP del server locale e un’estensione del nome di dominio specifica per il paese

148. Safe Search: i risultati di ricerca con parolacce o contenuti per adulti non verranno visualizzati per le persone con Safe Search attivata

149. Parole chiave YMYL: Google ha standard di qualità dei contenuti più elevati per le parole chiave “Your Money, Your Life”, cioè quei siti che si occupano di temi legati alla finanza e alla salute

150. Reclami DMCA: Google “declassa” le pagine con reclami DMCA legittimi

151. Diversità dei domini: il cosiddetto Aggiornamento Bigfoot avrebbe aggiunto più domini a ciascuna pagina SERP

152. Ricerche transazionali: Google a volte mostra risultati diversi per le parole chiave relative allo shopping

153. Ricerche locali: per le ricerche locali, Google spesso colloca i risultati locali al di sopra delle normali SERP organiche

154. Notizie: alcune parole chiave attivano un box di notizie

fattori di ranking notizie

155. Preferenza per i grandi marchi: dopo il Vince Update, Google ha iniziato a dare una spinta ai grandi brand per determinate parole chiave

156. Risultati di acquisto: Google a volte visualizza i risultati di Google Shopping in SERP organiche

157. Risultati delle immagini: le immagini di Google a volte vengono visualizzate nei normali risultati di ricerca organici

158. Risultati di Easter Egg: Google ha una dozzina di risultati di Easter Egg

159. Risultati di un singolo sito per ogni brand: le parole chiave orientate al dominio o al marchio portano più risultati dallo stesso sito

160. Algoritmo PayDay Loan. È un algoritmo realizzato per ripulire la SERP di query a rischio spam, come quelle legate ai piccoli prestiti (payday loan, in americano), contenuti pornografici e così via.

Segnali del brand

161. Branded Anchor Text: il branded anchor text è un segnale forte

162. Ricerche branded: Gli utenti cercano di frequente i brand. Se quindi le persone cercano su Google un marchio specifico, il motore di ricerca identifica il sito come un vero brand e potrebbe spingerlo in SERP

163. Ricerche per brand + parole chiave: le persone cercano una parola chiave specifica insieme al brand, ad esempio “Scarpe Nike”. In questo caso, Google potrebbe migliorare il posizionamento

164. Pagina Facebook: avere una pagina Facebook con un engagement alto potrebbe migliorare i risultati di ricerca

165. Profilo Twitter: i profili Twitter con molti follower e un alto engagement potrebbe migliorare i risultati di ricerca

166. Pagina aziendale LinkedIn: avere una pagina aziendale LinkedIn potrebbe migliorare i risultati di ricerca

167. Paternità nota: nel febbraio 2013, il CEO di Google Eric Schmidt ha affermato che

All’interno dei risultati di ricerca, le informazioni legate ai profili online verificati verranno classificate più in alto rispetto ai contenuti senza tale verifica, il che porterà la maggior parte degli utenti a fare clic naturalmente sui risultati (verificati) in alto

168. Social media account verificati. Google riesce a determinare se un account sui social media sia reale o fake dal numero e dal tipo di interazioni con i follower

169. Menzioni del brand: venire menzionati frequentemente può avere effetti sui risultati di ricer

170. Menzioni senza link: probabilmente anche le menzioni senza link hanno rilevanza

171. Sede fisica: le aziende reali hanno uffici. È possibile che Google esegua la ricerca di dati sulla posizione per determinare se un sito è o meno un brand

Fattori di spam

172. Penalizzazioni Panda: Sin dai tempi del Panda Update, Google punisce i siti con contenuti di bassa qualità (soprattutto le vecchie content farm) posizionandoli peggio, soprattutto dopo aver ricevuto la penalizzazione

173. Link ai Bad Neighborhoods: I link verso i “cattivi vicini” possono essere nocivi anche in uscita. Un link esterno verso alcuni siti, soprattutto se attivi in settori YMYL e ritenuti spamming da Google rischiano di compromettere la search visibility.

174. Sneaky Redirects: I cosiddetti “reindirizzamenti subdoli”, ossia la pratica di presentare agli utenti contenuti o URL diversi da quelli presentati ai motori di ricerca, potrebbe penalizzare o addirittura deindicizzare il tuo sito

175. Popup o annunci invadenti: il documento ufficiale delle linee guida di Google Rater afferma che i popup e gli annunci pubblicitari troppo invadenti sono un segno di un sito di bassa qualità del sito

176. Popup interstitial: Google potrebbe anche penalizzare i siti che mostrano popup interstitial a schermo intero agli utenti mobile

177. Ottimizzazione eccessiva del sito: Anche un’ottimizzazione eccessiva può penalizzare il sito

178. Contenuti incomprensibili: un brevetto di Google spiega come Google riesca a identificare i contenuti incomprensibili, utile per filtrare i contenuti prodotti o generati automaticamente – anche se alcuni studi dimostrano l’esatto contrario

179. Pagine Doorway: Le pagine doorway sono segnalate come potenziale fattore di penalizzazione perché reindirizzano gli utenti su pagine o siti differenti da quelli promessi nei risultati di ricerca

180. Annunci above the fold: il Page Layout Algorithm penalizza i siti con molti annunci above the fold dove la pagina ha invece poco contenuto

181. Nascondere i link di affiliazione: nascondere i link di affiliazione (soprattutto con il cloaking) può comportare una penalità

182. Fred: un soprannome dato a una serie di aggiornamenti di Google che mirano a intercettare e penalizzare siti con contenuti di basso valore che mettono le entrate economiche al di sopra dell’aiutare i propri utenti

183. Siti affiliati: non è un segreto che Google non sia il più grande fan degli affiliati. E molti ipotizzano che i siti che monetizzano con i programmi di affiliazione siano sottoposti a un ulteriore controllo

184. Contenuti generati automaticamente: Google odia comprensibilmente i contenuti generati automaticamente. Se sospetta che il tuo sito stia pubblicando contenuti autogenerati, potresti incorrere in una sanzione o addirittura in una indicizzazione

185. Link nofollow: troppi link nofollow non sono ben visti da Google

186. Indirizzo IP contrassegnato come spam: se l’indirizzo IP del tuo server è contrassegnato come spam, potrebbe interessare tutti i siti su quel server

187. Spam nei metatag: Aggiungere appositamente keyword nei metatag per cercare di ingannare l’algoritmo potrebbe penalizzarti

188. Sito compromesso: se il tuo sito viene hackerato, può essere eliminato dai risultati della ricerca

189. Afflusso di link in entrata non naturale: tecniche di negative SEO come un afflusso improvviso e innaturale di backlink è un segno infallibile di link non naturali (e spesso acquistati, pratica penalizzata da Google)

190. Penalizzazioni Penguin: i siti che sono stati colpiti da Google Penguin sono significativamente meno visibili nella ricerca

191. Alta percentuale di link di bassa qualità: molti collegamenti da fonti comunemente utilizzate dai SEO black hat, come commenti sul blog e profili del forum, possono farti scendere di ranking

192. Collegamenti da siti web non correlati: un’elevata percentuale di backlink da siti non correlati alla tua nicchia può farti incorrere in una sanzione manuale

193. Avviso sui link innaturali: Google ha inviato migliaia di messaggi di “Avviso di Google Search Console sui link innaturali rilevati”. Questo di solito precede un calo della classifica, anche se non il 100% delle volte

194. Link di directory di bassa qualità: i backlink da directory di bassa qualità possono portare a una sanzione

195. Link widget: Google penalizza siti con link generati automaticamente

196. Backlink dallo stesso IP di classe C: ottenere una quantità innaturale di collegamenti da siti sullo server IP potrebbe convincere Google della presenza di una PBN contenitore di link

197. Anchor text pericolosi: Esistono degli anchor text (Poison Anchor Text)che sono a forte rischio spam o hackeraggio, in particolare keyword relative a farmaci, e che in ogni modo possono colpire in modo negativo il ranking di un sito

198. Unnatural Link Spike: Google può identificare se un afflusso di link a una pagina è legittimo o meno

199. Link da directory di articoli e comunicati stampa: le directory di articoli e comunicati stampa sono stati abusati al punto che Google ora considera queste due strategie in modo negativo

200. Azioni manuali: ci sono diversi tipi di azioni manuali ma la maggior parte sono legate alla costruzione di link black hat

201. Vendita di link: essere scoperti a vendere e acquistare link può danneggiare il tuo posizionamento

202. Google Sandbox: i nuovi siti che ottengono un afflusso improvviso di link vengono talvolta inseriti in Google Sandbox che limita temporaneamente la visibilità della ricerca

203. Google Dance: Google Dance può temporaneamente scuotere le classifiche. Secondo un brevetto di Google, questo potrebbe essere un modo per determinare se un sito stia tentando o meno di ingannare l’algoritmo

204. Strumento Disavow: l’uso dello strumento Disavow può rimuovere una sanzione manuale o algoritmica per i siti che sono stati vittime di SEO negativo

205. Richiesta di revisione: una richiesta di revisione di un sito penalizzato che è andata a buon fine può revocare la sanzione

206. Schemi di link temporanei: creare e rimuovere link spam può causare sanzioni.

Riflessioni finali

Adesso conosci tutti gli oltre 200 fattori di ranking di Google attualmente noti.

Ovviamente non devi mettere in pratica tutti questi punti per ottimizzare i tuoi articoli dal momento che non si sa nemmeno con certezza quali di questi fattori siano realmente considerati da Google e in quale percentuale.

Ma conoscerli aiuterà sicuramente la tua SEO, il tuo posizionamento e il tuo business online.

Non mi resta che augurarti un buon blogging!

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