Se hai un blog e ti impegni ogni giorno per posizionarti meglio su Google, forse hai notato che nonostante i tuoi sforzi, a volte il sito inizia a oscillare nei risultati di ricerca.
E, da un giorno all’altro, magari dalla prima pagina ti trovi catapultato nella seconda o nella terza. O anche più giù. Poi risale. Poi riscende.
E allora inizi ad arrovellarti il cervello per capire cosa hai sbagliato, perché sei stato penalizzato e come ottimizzare ulteriormente i tuoi articoli.
Ma forse non hai pensato che la causa è un’altra: si tratta della volatilità della SERP, un argomento che torna spesso alla ribalta durante un update di Google e che può spiegare le forti oscillazioni del tuo posizionamento.
Ed è proprio di questo argomento che parleremo in questo articolo. Vedremo insieme cosa si intende con volatilità, perché avviene e soprattutto come monitorarla e gestirla, senza rischiare di peggiorare ulteriormente la situazione.
Di cosa parliamo in questo articolo?
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Cos’è la volatilità delle SERP?

La volatilità delle SERP, chiamata anche ranking volatility o SERP volatility, indica tutte quelle fluttuazioni e quei cambiamenti nei risultati di ricerca di Google che possono avvenire da un giorno all’altro senza preavviso.
Le pagine di un sito, compresi gli articoli di un blog, infatti, non hanno sempre la stessa posizione nei risultati di ricerca ma possono subire delle fluttuazioni anche frequenti – di solito del tutto normali –, sia verso l’alto che verso il basso. Questa è proprio quello che si intende con volatilità della SERP.
A volte, però, queste fluttuazioni sono molto più rapide e repentine e una pagina può trovarsi spostata anche di decine di posizioni da un giorno all’altro o che la SERP per una data keyword sia completamente stravolta. In questo caso si parla di volatilità alta.
E se ti è già capitato di entrare nel flusso di un’alta volatilità e hai subito dei peggioramenti di ranking, allora sai bene quanto questa situazione sia antipatica e frustrante.
Queste situazioni di volatilità alta possono infatti durare poche ore ma addirittura anche tantissimi giorni e avvengono più spesso durante un update di Google o subito dopo. Guarda ad esempio la situazione di ottobre 2024.

A metà agosto 2024, Google ha rilasciato un core update terminato ufficialmente il 3 settembre. Da allora, la volatilità delle SERP è altissima e ha impattato praticamente tutte le categorie di sito web esistenti.
In questa situazione sono quindi molti i siti web – anche quelli meglio posizionati – che possono perdere numerose posizioni sui motori di ricerca o addirittura sparire completamente dalle SERP di Google e vedere inesorabilmente crollare il proprio traffico organico.
Un’alta volatilità delle SERP può infatti avere un impatto significativo su molti aspetti del tuo blog e della tua strategia SEO poiché può influenzare il tuo posizionamento, la tua visibilità, il tuo traffico organico e di conseguenza anche le tue conversioni e le tue entrate economiche.
Quando il tuo sito subisce un calo di posizionamento, il traffico tende infatti a diminuire e avrai meno possibilità di ottenere nuovi lead e di convertirli. E presto questa situazione si trasforma in un circolo vizioso: meno traffico porta a meno visibilità e meno visibilità può portare a ulteriori cali nel posizionamento.
Ma la volatilità delle SERP può influenzare anche la tua reputazione online perché se il tuo blog perde posizioni in modo consistente, gli utenti potrebbero percepirlo come meno affidabile o meno autoritario rispetto ad altri siti e potrebbero iniziare a preferire la concorrenza.
Capisci bene quindi che monitorare sempre la volatilità di una SERP è fondamentale per identificare gli aggiornamenti che sono stati fatti negli algoritmi dei motori di ricerca, comprendere in che modo una SERP sta cambiando e capire di conseguenza in che modo possiamo ottimizzare i nostri contenuti per recuperare le posizioni che abbiamo perso o per mantenere quelle che abbiamo conquistato.
Ma perché avvengono queste fluttuazioni? E da cosa vengono influenzate? Scendiamo nei dettagli.
Quali sono le possibili cause della volatilità

Ci sono numerosi motivi per i quali la volatilità della SERP può diventare elevata. Tra i fattori più comuni troviamo ad esempio:
- Gli aggiornamenti degli algoritmi di Google
- I cambiamenti nelle ricerche
- Lo spostamento dell’intento di ricerca
- L’aggiunta di nuovi contenuti sul web
- I periodici testi di Google.
Vediamo tutti questi punti più nel dettaglio.
Aggiornamenti degli algoritmi di Google
Uno dei principali fattori di volatilità – e probabilmente anche quello più comune – è rappresentato dagli aggiornamenti degli algoritmi di Google che avvengono regolarmente per migliorare la qualità dei risultati di ricerca e per garantire che gli utenti ottengano le informazioni più pertinenti a ciò che hanno cercato.
A volte si tratta di piccoli aggiornamenti e ritocchi nelle SERP, altre volte invece si tratta di cambiamenti radicali che riguardano in cui i siti vengono valutati, i fattori di ranking e di conseguenza in che ordine appariranno poi nei risultati di ricerca. Questi aggiornamenti più massivi vengono chiamati Core Update.
Quando Google decide di modificare i suoi algoritmi è facile che i risultati di ricerca per una data query vengano completamente mischiati: un sito web che si trovava in una buona posizione magari si trova a essere declassato perché non risulta più pertinente a quella ricerca mentre altri potrebbero invece iniziare a scalare la vetta.
Se vuoi essere primo su Google, quindi, non basta più fare SEO ma è importante tenere anche sotto controllo tutti gli aggiornamenti che vengono effettuati da Google e che possono portare a una volatilità delle SERP alta e a delle fluttuazioni nei risultati di ricerca.
Ma le modifiche all’algoritmo non sono la sola causa della volatilità. Vediamo anche gli altri fattori.
Cambiamenti nelle ricerche e stagionalità
Un altro fattore che influisce sulla volatilità delle SERP è il cambiamento nelle ricerche che vengono effettuate dagli utenti sui motori di ricerca.
Le ricerche su Google, infatti, non sono statiche e cristallizzate nel tempo proprio perché gli utenti cambiano continuamente le loro preferenze e le modalità di ricerca.
Ti faccio un esempio. Se ad esempio avviene un aumento dell’interesse per un argomento specifico, Google potrebbe decidere che i contenuti legati a quel tema guadagnino visibilità a discapito di articoli più generici.
E così avviene per i trend stagionali, per gli eventi globali o per le innovazioni tecnologiche che possono influenzare le ricerche e, di conseguenza, anche i posizionamenti.
Cambio degli intenti di ricerca
Anche il cambiamento degli intenti di ricerca degli utenti può contribuire a un aumento della volatilità.
L’intento di ricerca, infatti, si evolve costantemente. Se infatti le persone iniziano a cercare un solito argomento ma con un obiettivo differente, Google modifica i suoi criteri di valutazioni dei siti web per offrire agli utenti risultati sempre più il linea e più pertinenti a ciò che stanno realmente cercando.
E questo influisce quindi poi sull’ordine in cui i risultati di ricerca possono apparire nelle SERP.
La cosa positiva è che puoi andare a intercettare l’intento di ricerca attraverso alcuni software, come ad esempio Semrush.
Semrush offre infatti uno strumento di ricerca di parole chiave che ti permette di intercettare anche l’intento di ricerca di una data keyword.
Per farlo, ti basta andare sulla tua dashboard di Semrush e nel menu a sinistra scegli Analisi keyword > Keyword Magic Tool e inserisci la keyword che vuoi analizzare.
Guarda ad esempio i risultati per la keyword “Come arredare casa”:

In questo modo puoi sempre essere sicuro di intercettare sempre il giusto intento di ricerca per i tuoi contenuti, aumentare la pertinenza dei tuoi articoli e avere quindi maggiori possibilità di ottenere un migliore posizionamento sui motori di ricerca.
Aggiunta di nuovi contenuti
Con il passare del tempo è anche normale che sul web nascano nuovi siti e vengano creati nuovi contenuti, che vanno inesorabilmente a competere per le stesse parole chiave e che possono così anche influenzare il tuo posizionamento.
Per questo diventa fondamentale analizzare i competitor e le SERP con regolarità così da comprendere quali strategie funzionano meglio e quali contenuti vengono “premiati” da Google. In questo modo puoi sapere anche in che modo ottimizzare i tuoi contenuti per essere ancora più rilevanti.
Evita però tutte le pratiche SEO non etiche o quelle che vengono definite di Black Hat SEO perché potresti ottenere delle penalizzazioni di Google e vedere i tuoi contenuti scivolare ancora più in basso.
Test di Google
Abbiamo detto che Google tende a migliorare costantemente le sue SERP e le sue valutazioni per ordinare i risultati di ricerca così da mostrare per primi i risultati più pertinenti.
Per farlo, il motore di ricerca esegue regolarmente degli A/B test che servono a Google per sperimentare diversi layout, ordini e tipi di contenuti nella pagina dei risultati così da ottimizzare l’esperienza degli utenti.
Ma come funzionano questi test? Molto semplice. Durante questi esperimenti Google potrebbe mostrare una versione delle SERP a un gruppo di utenti e una versione diversa a un altro gruppo in modo da verificare quale funziona meglio in termini di soddisfazione degli utenti e di interazione.
Questo significa che potresti notare anche in questo caso fluttuazioni nel posizionamento dei tuoi contenuti.
Come monitorare la volatilità delle SERP

Abbiamo visto che la volatilità è un qualcosa di veramente importante da valutare per massimizzare le nostre strategie SEO perché può impattare in modo significativo il nostro posizionamento, la nostra visibilità, il nostro traffico organico e – ovviamente – anche le conversioni del nostro business online.
Ma in che modo possiamo tenere sotto controllo la volatilità della SERP?
Tra gli strumenti SEO disponibili, esistono diversi tool per monitorare la volatilità.
Il mio preferito è il Sensor di Semrush che tiene traccia della volatilità delle SERP di Google in base ai cambiamenti che avvengono ogni giorno nei risultati di ricerca e monitorare così tutti gli eventuali segnali che potrebbero indicare un aggiornamento dell’algoritmo di Google.
Il Sensor di Semrush misura infatti quanto i risultati di ricerca stanno cambiando su una scala da 0 a 10. Ecco come leggere questa scala:
- Una volatilità compresa tra 0 e 2 è considerata bassa
- Tra 2 e 5 è nella norma
- Tra 5 e 8 è alta
- Tra 8 e 10 molto alta.
Più il punteggio è elevato, più è probabile che ci siano state modifiche significative nell’algoritmo di Google e che il posizionamento del tuo sito potrebbe subire variazioni significative, sia in positivo che in negativo

Il Sensor non si limita a misurare la volatilità delle SERP ma ti fornisce anche delle informazioni preziose sulla presenza delle funzionalità della SERP presenti nei risultati di ricerca.
Subito sotto al grafico puoi infatti trovare il box Occorrenza funzionalità SERP che ti mostra quanto spesso queste funzionalità compaiono nei primi 20 risultati e la variazione rispetto al giorno precedente, segnalata con percentuali verdi o rosse.

In questo modo puoi capire quali funzionalità specifiche stanno guadagnando più visibilità nelle prime pagine di Google.
Tutti questi valori, però, possono non essere uguali per tutti i siti web ma variare in base alla categoria di ricerca. In pratica questo significa che in un dato periodo, un blog di cucina – ad esempio – potrebbe non avere le stesse fluttuazioni che ha invece un sito web immobiliare o uno di arte e intrattenimento.
E anche questo viene riportato dal Sensor di Semrush, che ti mostra le diverse categorie e i diversi mercati e la volatilità che viene registrata per ciascun settore.

E puoi anche fare dei confronti per paragonare ad esempio due Paesi diversi, la volatilità desktop rispetto al mobile, confrontare la volatilità del tuo progetto con il resto di Google e così via.
Come affrontare la volatilità delle SERP

Dopo tutta questa carrellata di brutte notizie, passiamo a quelle buone. Quando ci si trova davanti a un’alta volatilità della SERP e magari i nostri contenuti hanno subìto uno scivolone verso il basso, il primo consiglio è: niente panico.
Spesso infatti, queste fluttuazioni, anche molto grandi, tendono a ristabilizzarsi una volta che la volatilità torna a dei livelli normali.
Diciamo ad esempio che durante un terremoto in SERP, quel tuo contenuto che si posizionava benissimo fino al giorno prima si ritrova adesso nella quarta pagina di Google. Ecco: quando la volatilità tornerà bassa è molto probabile che quel contenuto torni più o meno dove era prima, poco sopra o poco sotto.
Se è salito di posizione, tanto meglio. Se è sceso di posizione, possiamo andare ad analizzare cosa invece è salito e ottimizzare nuovamente i nostri contenuti.
La prima cosa che possiamo fare è cercare di recuperare le posizioni che abbiamo perso, se le abbiamo perse. Ma come farlo?
Per prima cosa analizziamo le SERP e andiamo a vedere se c’è stato un aggiornamento ufficiale di Google. Questo ci dà dei buoni indizi per capire quali sono stati gli obiettivi dell’update e di conseguenza su come ottimizzare i nostri contenuti per rispondere alle novità degli algoritmi.
Inizia poi a ottimizzare i tuoi contenuti: aggiorna le informazioni, migliora la qualità dei tuoi articoli e ricontrolla che la struttura del tuo articolo sia chiara e intuitiva.
Assicurati anche di includere le parole chiave pertinenti, di ottimizzare i titoli e le metadescription e controlla anche i link interni ed esterni dal momento che una buona link building può migliorare sia l’autorità del tuo sito che il suo ranking.
Ma non fermarti solo ai contenuti. Ottimizza anche tutti gli aspetti tecnici del tuo blog come ad esempio la velocità del sito, le sitemap, il file robots.txt, lo schema markup e così via.
E non dimenticarti nemmeno di prepararti alla prossima ondata di volatilità alta perché è una cosa ciclica e non dovrebbe quindi mai prenderti alla sprovvista.
Costruisci una lista contatti efficace e differenzia sempre le tue fonti di traffico così che se dovessi avere dei cali di traffico organico, non rischierai mai che il tuo blog rimanga senza visitatori e – ancora peggio – senza entrate economiche.
Riflessioni finali
La volatilità alta è un qualcosa che avviene regolarmente ma quando ci colpisce duramente ci lascia lì, tra lo spaesato e il “Basta, adesso mollo tutto!”. O sbaglio?
Ti assicuro che capita a tutti di sentirsi così!
Anche se la volatilità della SERP può sembrare un ostacolo insormontabile, ricorda che in realtà è un’opportunità da cogliere al volo per affinare le nostre strategie. Anziché scoraggiarti, rimani flessibile, adattati ai cambiamenti e usa queste oscillazioni a tuo favore.
Quindi, niente panico: prendi un bel respiro e trasforma un momento di incertezza in un’occasione di crescita.
Ti auguro un buon blogging!





